Nella produzione di etichette, packaging e materiali promozionali, la scelta del sistema di stampa e di essiccazione influisce su qualità, efficienza e costi. Ecco come le tecnologie tradizionali e i moderni sistemi UV LED si confrontano in diversi ambiti.
Energia e impatto ambientale
I sistemi di essiccazione tradizionali, come quelli a mercurio o a infrarossi, consumano fino al 40% in più di energia rispetto alle unità UV LED. Queste ultime funzionano a temperature più basse (circa 35-50°C), riducendo il rischio di deformazione dei materiali termosensibili come i film sottili nel narrow web. Inoltre, l’assenza di ozono e vapori tossici elimina la necessità di costosi sistemi di ventilazione, un vantaggio critico per le stamperie con spazi limitati.
Velocità di produzione nelle applicazioni flessografiche
Nella flessografia, i LED UV polimerizzano gli inchiostri in millisecondi, permettendo di stampare su substrati non assorbenti (es. polipropilene, PET) senza ritardi per l’essiccazione. I sistemi convenzionali richiedono tunnel di essiccazione lunghi fino a 3 metri, limitando la velocità a 150-200 m/min. Con l’UV LED, le linee raggiungono regolarmente 300-350 m/min, ottimizzando la produttività specialmente nelle tirature corte tipiche del label printing.
Adattabilità ai substrati
Mentre le vernici offset tradizionali richiedono carte patinate per una corretta essiccazione, le formulazioni UV LED aderiscono a superfici non porose come metallizzato, PVC e policarbonato. Questo ha rivoluzionato settori come l’elettronica, dove si stampano direttamente circuiti flessibili e pellcole protettive.
Manutenzione e downtime
Le lampade UV a mercurio necessitano di sostituzione ogni 1,000-1,500 ore, con cali prestazionali graduali. I diodi LED mantengono un’intensità costante per 20,000 ore, riducendo i fermi macchina. Nelle configurazioni a tamburo per etichette, questo si traduce in una maggiore continuità operativa, specialmente per lavori con frequenti cambi formato.
Qualità di stampa nel packaging rigido
L’istantanea polimerizzazione UV LED previene lo spreading degli inchiostri, ottenendo retini fino a 200 lpi con dettagli più definiti rispetto all’offset convenzionale. Nei cartoni pieghevoli, questo permette di riprodurre microtesti e ologrammi senza sacrificare la resistenza all’abrasione.
Sicurezza e conformità
I sistemi LED eliminano il rischio di esposizione ai raggi UV-C presenti nelle lampade a mercurio. Non richiedono speciali permessi per lo smaltimento, semplificando la compliance con normative come REACH e EuPIA, fondamentale per le aziende che esportano in mercati regolamentati (es. farmaceutico, alimentare).
Flessibilità nelle finiture
La possibilità di attivare selettivamente i gruppi LED permette di gestire vernici trasparenti, effetti a rilievo e laminazioni a caldo nello stesso passaggio. Una soluzione vantaggiosa per le stamperie che lavorano su prodotti premium dove coesistono tecniche di finitura multiple.
L’adozione della polimerizzazione UV LED non rappresenta solo un upgrade tecnologico, ma un cambio di paradigma nella progettazione degli impianti. Consente di integrare processi prima separati (stampa, verniciatura, laminazione) in linee compatte, con risparmi fino al 30% sullo spazio occupato. Per le realtà che operano in mercati ipercompetitivi come l’etichettatura e il packaging cosmetico, questa transizione sta diventando un differenziale strategico più che una semplice opzione tecnica.




