Riduzione dei tempi di asciugatura nella stampa flessografica grazie alla tecnologia UV

Riduzione dei tempi di asciugatura nella stampa flessografica grazie alla tecnologia UV

Nella stampa flessografica, l’attesa per l’asciugatura dei colori è sempre stata una sfida. Immagina una linea di produzione dove i rotoli avanzano lentamente, in attesa che gli inchiostri tradizionali perdano quell’umidità fastidiosa. Con la tecnologia UV, soprattutto quella a LED, questo scenario sta diventando un ricordo. Le lampade LED UV emettono uno spettro luminoso specifico che polimerizza gli inchiostri in millisecondi, non minuti. Niente più ritardi causati da solventi che evaporano o vernici che richiedono ore per stabilizzarsi.

Prendiamo gli inchiostri convenzionali a base d’acqua. Richiedono aria calda, tempo e spazio. In una stampante narrow web per etichette, dove ogni metro di materiale conta, l’asciugatura lenta può costare caro. Con gli UV, invece, la reazione chimica avviene solo dove serve: la luce colpisce il fotoiniziatore nell’inchiostro, trasformandolo da liquido a solido senza passaggi intermedi. Nessun solvente da eliminare, nessun VOC rilasciato nell’ambiente.

Nella stampa offset tradizionale, il problema si ripete. Le lastre di gomma trasferiscono l’inchiostro su substrati porosi, ma l’assorbimento rallenta tutto. Qui, gli UV offrono un vantaggio laterale: riducono il dot gain grazie alla cura immediata, mantenendo la precisione dei dettagli. Per le etichette metallizzate o i film plastici complessi, questo significa meno scarti e meno ritocchi.

Le aziende che producono packaging flessibile sanno bene cosa comportano i tempi morti. Un sistema di asciugatura UV ben configurato elimina le code tra una passata e l’altra. Nelle macchine da stampa a lastra rotativa, dove si lavora su materiali sensibili al calore come il polietilene, i LED UV sono una manna. Operano a temperature più basse rispetto alle lampade al mercurio, evitando deformazioni o danni al substrato.

Qualcuno obietta: e i costi iniziali? Certo, installare un sistema UV richiede investimenti. Ma calcola il risparmio sui tempi di produzione, l’energia non spesa per riscaldare aria o gestire ventilatori, la riduzione degli scarti. Una linea che stampa etichette per bevande può passare da 30 a 90 metri al minuto, semplicemente perché non deve più aspettare.

C’è poi il tema della flessibilità. Gli UV funzionano bene su carta, film, metallizzato. Nella stampa a caldo o a freddo, con colori opachi o trasparenti. Un fornitore di inchiostri specializzati ha recentemente lanciato una gamma UV per applicazioni food-safe, dimostrando come la tecnologia si adatti anche agli standard più rigidi.

Qualche dettaglio tecnico da non sottovalutare: la lunghezza d’onda dei LED. Tra 365nm e 395nm, lo spettro ottimale per attivare i fotoiniziatori senza surriscaldare. Le testine di cura devono essere posizionate con precisione millimetrica rispetto al substrato – troppo vicine e rischi di bruciature, troppo lontane e la polimerizzazione è incompleta.

Un caso concreto? Un’azienda lombarda che stampa sleeve per bottiglie ha ridotto del 70% i tempi di ciclo dopo aver integrato i LED UV. Prima, dovevano far riposare i rotoli per due ore prima della rifinitura. Ora, il materiale esce asciutto e pronto per il taglio.

Per chi lavora con macchine vecchie, esistono moduli di retrofit. Si montano sopra o dopo le unità di stampa esistenti, trasformando una pressa convenzionale in un ibrido UV senza sostituire l’intero impianto. Attenzione, però, alla potenza elettrica richiesta e al raffreddamento dei LED – aspetti che un bravo progettista sa bilanciare.

Nella stampa flessografica su film sottile, dove ogni micron di spessore conta, la cura UV previene il migratione degli inchiostri. Senza solventi residui, i colori restano stabili anche su materiali difficili come il PP non trattato. E per le verniciature di sovrastampa, il vantaggio è doppio: lucido o opaco, la finitura è immediatamente resistente a graffi e umidità.

C’è chi teme la complessità. Gestire una tecnologia avanzata richiede competenza, certo. Ma ormai i fornitori offrono formazione specifica e assistenza remota. I parametri da monitorare – intensità della luce, velocità del nastro, spessore dello strato d’inchiostro – sono gestibili via software, con preset per lavorazioni ricorrenti.

Ultimo punto, ma non per importanza: la sostenibilità. Meno energia, zero emissioni di CO2 dalla fase di asciugatura, riciclo più semplice dei materiali stampati. Un argomento forte per i clienti attenti all’ambiente, che cercano fornitori allineati alle loro politiche green.

In conclusione, passare agli UV non è solo una questione di velocità. È ridisegnare l’intero flusso produttivo, guadagnando qualità, versatilità e margini. Le resistenze iniziali si dissolvono quando si vedono i primi rotoli uscire dalla macchina già pronti per la conversione. E in un mercato dove il time-to-market fa la differenza, quell’attesa risparmiata diventa un vantaggio competitivo tangibile.

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